Cos'è la Generative Engine Optimization (GEO/AEO) e perché riguarda il tuo sito

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Illustrazione in stile riso-print: una persona osserva una risposta AI che cita un sito web

Fino a pochi anni fa la domanda era una sola: “come mi posiziono su Google?”. Oggi se ne è aggiunta una seconda, altrettanto importante: “cosa risponde ChatGPT quando qualcuno chiede del mio settore?”. Non è una domanda accademica: circa metà delle ricerche su Google mostra già un riepilogo generato dall’AI1, e più studi indipendenti misurano un calo dei click sui risultati organici tra il 34% e il 61% quando quel riepilogo compare2. Questo articolo spiega cos’è la GEO/AEO, in cosa differisce dalla SEO tradizionale e da dove partire, senza tecnicismi inutili.

Che cosa sono GEO e AEO

La GEO (Generative Engine Optimization) è l’insieme delle attività che aumentano la probabilità che un brand venga menzionato e citato come fonte nelle risposte dei motori generativi: strumenti come ChatGPT, Perplexity, Gemini, Claude e le AI Overviews di Google. La sigla AEO (Answer Engine Optimization) descrive lo stesso ambito mettendo l’accento sui “motori di risposta”: nella pratica, i due termini si usano in modo intercambiabile.

Il termine non nasce da un post di settore: è stato coniato in un paper accademico del 2023, poi presentato alla conferenza KDD 20243, che per primo ha misurato sperimentalmente quali tecniche funzionano per aumentare la visibilità di un contenuto nelle risposte AI (i risultati li trovi più avanti, nella sezione sui fattori che aumentano le probabilità di essere citati).

La differenza rispetto al passato è sostanziale. Un motore di ricerca tradizionale restituisce un elenco di link tra cui scegliere; un motore di risposta restituisce una sola risposta, costruita sintetizzando poche fonti, a volte citate esplicitamente, a volte no. Se il tuo sito non è tra quelle fonti, per chi ha fatto la domanda semplicemente non esisti.

Perché ti riguarda: i numeri

La risposta breve alla domanda “si perde traffico?” è sì, in una parte crescente delle ricerche; quanto esattamente dipende da chi misura e quando. Più studi indipendenti concordano sulla direzione: quando su una query compare un AI Overview di Google, i click verso i risultati organici calano, con stime che vanno dal 34% al 61% a seconda dello studio, del periodo osservato e del metodo di calcolo2. Ahrefs, in un aggiornamento del 2025, ha misurato un calo fino al 58%; Seer Interactive ha registrato un crollo del 61% sul CTR organico delle query informative; l’esperimento sul campo ripreso da Search Engine Journal ha rilevato una riduzione del 38%. I numeri divergono, ma nessuno va nella direzione opposta.

In parallelo crescono le ricerche zero-click, quelle in cui l’utente ottiene la risposta senza cliccare su nessun risultato: nello stesso esperimento, la loro quota passa dal 54% al 72% quando compare un AI Overview2.

Sulla scala del fenomeno vale la pena essere precisi quanto onesti, perché le misure non coincidono: l’analisi ripresa da McKinsey parla di circa metà delle ricerche su Google con un riepilogo AI, e stima che si supererà il 75% entro il 20281; i tracker SEO indipendenti, che contano su quante keyword monitorate compare davvero un AI Overview, hanno misurato nel corso del 2025 una quota tra il 15% e il 25%4. Definizioni e campioni diversi, stessa direzione: la quota cresce.

Dall’altro lato va tenuta la proporzione giusta: ChatGPT ha superato gli 800 milioni di utenti settimanali a ottobre 2025, un numero enorme in assoluto, ma nel 2024 Google riceveva circa 373 volte le sue ricerche: sotto l’1% del volume5. La ricerca generativa cresce, la ricerca tradizionale resta, per ora, il canale di gran lunga più grande.

Come nasce una risposta AI

Infografica: dalla domanda al recupero delle fonti alla risposta con citazioni

Per capire su cosa si può lavorare, serve sapere, a grandi linee, come questi strumenti costruiscono le risposte. Quando ricevono una domanda che richiede informazioni aggiornate o verificabili, la maggior parte dei motori generativi non “inventa” dalla memoria del modello: esegue ricerche sul web, recupera un insieme ristretto di pagine, ne estrae i passaggi utili e li sintetizza, citando alcune fonti.

In ogni passaggio di questa catena c’è un punto in cui un sito può essere selezionato o scartato:

  • Recupero: la pagina deve essere trovata. Qui la SEO classica resta la porta d’ingresso: se non sei rintracciabile per i temi del tuo settore, non entri nemmeno in gara.
  • Lettura: molti crawler AI non eseguono JavaScript. Se i contenuti importanti compaiono solo dopo il rendering nel browser, per questi bot la pagina è vuota.
  • Estrazione: il modello preferisce passaggi chiari e autosufficienti: definizioni, risposte dirette, dati con contesto. I contenuti vaghi o frammentati sono difficili da riusare.
  • Selezione: a parità di contenuto, vincono le fonti che il sistema considera affidabili e coerenti: entità riconoscibili, informazioni allineate tra sito, profili e fonti esterne.

SEO e GEO/AEO: cosa cambia davvero

La GEO/AEO non sostituisce la SEO: ci si costruisce sopra. Cambiano però l’unità di misura e alcune leve:

SEOGEO/AEO
ObiettivoPosizionarsi nei risultati di ricercaEssere citati nelle risposte generate
Risultato visibileUn link su cui cliccareUna menzione o citazione nella risposta
MetrichePosizioni, clic, traffico organicoPresenza, citazioni, share of voice
Leve principaliKeyword, contenuti, tecnica, linkStruttura dei contenuti, entità, dati strutturati, autorevolezza

Il punto di contatto è evidente: un sito tecnicamente sano, con contenuti che rispondono a domande reali, parte avvantaggiato su entrambi i fronti. Per questo trattare SEO e GEO come progetti separati è quasi sempre un errore.

I fattori che aumentano le probabilità di essere citati

Non esiste una formula garantita (i sistemi cambiano ed evolvono), ma alcuni pattern hanno un riscontro solido, altri emergono dall’osservazione e dal monitoraggio diretto:

  1. Contenuti “citabili”: risposte dirette nelle prime righe, definizioni esplicite, elenchi e tabelle, dati verificabili con la loro fonte. Un passaggio che si può estrarre e riusare così com’è ha più probabilità di finire in una risposta.
  2. Entità chiare: il brand, le persone e i prodotti devono essere riconoscibili come entità: nome coerente ovunque, pagina “chi siamo” solida, presenza allineata su fonti esterne autorevoli.
  3. Dati strutturati: il markup schema.org (Organization, Person, Product, FAQPage, Article…) aiuta i sistemi a capire chi sei e di cosa parli. Sul suo effetto diretto sulle citazioni le prove sono ancora contrastanti tra le fonti disponibili, ma resta una buona pratica di chiarezza che non costa nulla implementare.
  4. Accessibilità tecnica: contenuti presenti nell’HTML senza dipendere da JavaScript, niente blocchi indiscriminati dei crawler AI nel robots.txt (a meno che non sia una scelta deliberata), tempi di risposta rapidi.
  5. Autorevolezza reale: citazioni e menzioni da altre fonti del settore, contenuti firmati da persone competenti e identificabili. I motori di risposta ereditano, e a volte amplificano, i segnali di fiducia del web.

Cosa funziona davvero: il primo studio controllato

Se penso a cosa consigliare davvero a un cliente, il punto di riferimento sperimentale più solido resta lo studio che ha coniato il termine GEO3. Gli autori hanno costruito un benchmark, GEO-bench, apposta per misurare quali tecniche aumentano la visibilità di un contenuto dentro le risposte dei generative engine. I tre interventi con più riscontro sperimentale, che applicati portano un miglioramento fino al 41% sulla metrica principale dello studio (Position-Adjusted Word Count) e fino al 28% su quella di percezione soggettiva della qualità della risposta, sono:

  • citare fonti terze credibili nel contenuto, non limitarsi ad affermare
  • inserire citazioni testuali dirette, non solo parafrasi
  • accompagnare le affermazioni con statistiche verificabili e con la fonte

Il dato che parla più chiaro a chi arriva dal mondo SEO è un altro: il keyword stuffing, la ripetizione forzata della parola chiave che nella SEO classica è stata, ed è ancora se abusata, una tattica reale, sui generative engine non produce quasi nessun miglioramento. Le tattiche pensate per un algoritmo di ranking non si trasferiscono automaticamente a un modello che sintetizza e riformula.

Un’ultima cosa che lo studio segnala, e che nella pratica conta quanto le tre tecniche sopra: la loro efficacia varia per settore. Non esiste una ricetta unica da applicare a occhi chiusi, serve capire quale combinazione funziona per il tipo di contenuto e di query specifico.

Da dove cominciare: una checklist essenziale

Se vuoi valutare la situazione del tuo sito, questi sono i primi passi concreti:

  • Fai un test di presenza: poni ai principali motori AI le domande che i tuoi clienti farebbero. Il tuo brand compare? Vengono citati i concorrenti? Quali fonti usano?
  • Controlla il robots.txt: verifica se stai bloccando (magari senza saperlo) i crawler dei motori AI.
  • Verifica la leggibilità senza JavaScript: i contenuti chiave devono essere nell’HTML servito, non costruiti solo nel browser.
  • Rileggi le pagine principali con occhio da “estrattore”: c’è una risposta diretta nelle prime righe? Le definizioni sono esplicite? I dati hanno una fonte?
  • Sistema i dati strutturati: parti da Organization/Person e dai contenuti più importanti, e verifica che le informazioni siano coerenti con il resto del web.
  • Imposta un monitoraggio: la visibilità AI si misura nel tempo, su un set stabile di domande rilevanti. Senza una baseline, non saprai mai se stai migliorando.

In sintesi

La GEO/AEO è la naturale estensione della SEO in un ecosistema dove una parte crescente delle ricerche riceve risposte generate dall’AI. Le fondamenta restano le stesse (contenuti utili, sito tecnicamente sano, autorevolezza), ma cambiano il formato dei contenuti che “vince”, il peso delle entità e dei dati strutturati, e soprattutto il modo di misurare i risultati. Non è una moda da inseguire in fretta né un rischio da ignorare: è un pezzo in più della stessa disciplina che già conosci, misurabile con lo stesso rigore che applichi al resto del tuo sito.

Vuoi sapere come i motori AI vedono oggi il tuo brand? Scrivimi: partiamo da un’analisi della tua presenza attuale nelle risposte generative.

Fonti

  1. McKinsey & Company, “New Front Door to the Internet: Winning in the Age of AI Search” (16 ottobre 2025): mckinsey.com 2

  2. Ahrefs, “Update: AI Overviews Reduce Clicks by 58%” (2025): ahrefs.com/blog/ai-overviews-reduce-clicks-update; Seer Interactive, “AIO Impact on Google CTR” (settembre 2025): seerinteractive.com; Search Engine Journal, “Study Confirms Google AI Overviews Cut Organic Clicks 38%”: searchenginejournal.com 2 3

  3. Aggarwal et al., “GEO: Generative Engine Optimization”, arXiv:2311.09735 (2023), presentato a KDD 2024 (ACM SIGKDD): arxiv.org/abs/2311.09735 e dl.acm.org/doi/10.1145/3637528.3671900 2

  4. Semrush, “AI Overviews’ Impact on Search in 2025”: la quota di keyword con AI Overview passa dal 6,49% di gennaio 2025 a quasi il 25% di luglio, per poi ridiscendere al 15,69%: semrush.com/blog/semrush-ai-overviews-study

  5. TechCrunch, “Sam Altman says ChatGPT has hit 800M weekly active users” (6 ottobre 2025): techcrunch.com; SparkToro/Datos, “Google Search Grew 20%+ in 2024; receives ~373X more searches than ChatGPT”: sparktoro.com

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